Le ragioni della nostra scelta elettorale
Negli undici anni della sua breve esistenza, il Circolo Culturale Proletario di Genova non ha mai dato indicazioni di voto, in quanto si è sempre concentrato ad un lavoro meramente culturale di controinformazione, sebbene dettato da chiari principi politici.
Ma, ora, data la gravissima situazione politica ed economica che sta vivendo la nostra società, i compagni del Circolo Culturale Proletario di Genova hanno pensato che sia giunta l’ora di schierarsi, nonostante siano ben consapevoli che non esiste ancora, né a livello locale, né a nazionale, quel Partito Comunista per la costruzione del quale è nata questa associazione e di cui si sente necessità, per contrastare il liberismo selvaggio che sta dominando tutta la società. Abbiamo così deciso di accettare la candidatura a Consigliere Comunale del nostro compagno Sergio Guerrieri nella lista elettorale per le amministrative genovesi dei “Comunisti-Sinistra Popolare”. Occorre precisare che nessuno di noi crede che sia possibile cambiare il mondo con il solo processo elettorale. Da marxisti-leninisti pensiamo che il partecipare alle elezioni ci dia l’opportunità di portare tra la gente e tra l’opinione pubblica cittadina quelle parole d’ordine e quelle tematiche che solo i sinceri comunisti portano avanti da anni per una trasformazione radicale della realtà, per dare voce a chi non ha voce, affinché i temi della politica attuale, dominanti sui media locali, non restino in mano ai comitati d’affari della borghesia, ma perché i veri problemi dei cittadini, dei giovani e dei pensionati: quali l’abitabilità in case decenti, un trasporto urbano efficiente, l’assistenza sanitaria efficiente possano essere alla portata di tutti, per una migliore qualità della vita e dell’ambiente di lavoro e diventino i temi dominanti tra i discorsi della gente della nostra città, prevalendo sui temi imposti dalla borghesia, come gronda, gasificatore o altro, che porterebbero solo soldi e arricchimento ad una minuscola parte della città a discapito della sua maggioranza. Gli stessi tagli sociali e occupazionali, un tema caro alla borghesia dominante, che, con la scusa della crisi, sono all’ordine del giorno, vanno a colpire sempre gli stessi soggetti sociali, casalinghe, pensionati, studenti e lavoratori dipendenti e disoccupati. L’attuale casta politica non sembra essere intenzionata a cambiare il corso delle cose, per questo abbiamo deciso di entrare in gioco e dare una indicazione di voto chiara e schierata a favore di un gruppo politico autodefinitosi comunista, che sino ad oggi ha indicato nella storia del movimento comunista italiano e internazionale il suo maggiore punto di ispirazione, con l’intenzione in un prossimo futuro di dar vita ad un Partito Comunista forte numericamente e qualitativamente, dove prevalga il centralismo democratico, e si richiama alla dittatura del proletariato e non rinnega nulla del passato glorioso del movimento comunista internazionale e fa del marxismo-leninismo la sua ideologia fondante. Per tutti questi importanti motivi il raggruppamento politico “Comunisti-Sinistra Popolare” è al momento il gruppo comunista cittadino meno compromesso con la casta politica dominante e si distingue dalla cosiddetta sinistra radicale di Rifondazione Comunista e soci per il fatto che non ha ceduto al Partito Democratico, ma a scelto di correre da solo, orgoglioso dei propri alti ideali. La sinistra radicale, sino ad oggi, non ha saputo, né voluto fare una politica che sapesse distinguersi agli occhi dell’opinione pubblica dalla politica della casta politica dominante, che li vede, loro malgrado, complici della peggiore politica anti sociale degli ultimi 15 anni.
Per tutte queste ragioni abbiamo scelto di sostenere il candidato a sindaco dei “Comunisti-Sinistra Popolare” Roberto Delogu e di invitare i compagni genovesi a votare il nostro candidato Sergio Guerrieri per il Consiglio Comunale, presente nella lista dei “Comunisti-Sinistra Popolare”.
Per il Consiglio del Comune di Genova il 6/7 Maggio 2012
VOTA

GUERRIERI SERGIO

Mandiamo in Consiglio Comunale un marxista-leninista, un comunista, per dar voce a chi non ha voce, ai pensionati e a tutti coloro che in questi tempi di crisi non riescono ad arrivare alla fine del mese. Sergio Guerrieri, pensionato, genovese, già bibliotecario del Centro Ligure di Documentazione Psichiatrica dal 1980 al 1998, membro della redazione della rivista di studi di psichiatria “La via del Sale”, ti chiede il voto per dire basta ai tagli che penalizzano giovani e pensionati, perché anche alle famiglie sfrattate sia assicurato un appartamento dove vivere, perché la città sia più vivibile e i soldi del Comune siano spesi per il benessere di tutti e non per pochi. Perché siano garantiti trasporti pubblici urbani decenti. Perché i soldi per costruzioni faraoniche come la Gronda siano impiegati per ospedali, ambulatori e assistenza agli anziani, sempre più emarginati in una città invivibile e insicura.
Votiamo Sergio, uno di noi in Consiglio Comunale per dire basta a questa casta di politicanti affaristi!

ELEZIONI 6/7 MAGGIO 2012
PROGRAMMA POLITICO - AMMINISTRATIVO
DEL PARTITO COMUNISTA
SINDACO
ROBERTO DELOGU
L’epoca che stiamo vivendo è segnata dalla crisi sistemica e strutturale nella quale il capitalismo si sta avvitando: delle false promesse fatte all’inizio degli anni ’90, il capitalismo neoliberista non è stato in grado di mantenerne neppure una. La globalizzazione si è tradotta – com’era facile prevedere – in un arricchimento senza precedenti delle borghesie, anche nei Paesi emergenti, e in un impoverimento generale dei popoli.
CSP-Partito Comunista si presenta con una sua lista alle elezioni amministrative del Comune di Genova, unica forza tra quelle che si richiamano al marxismo-leninismo e all’anticapitalismo non interessata ad accordi elettorali, strumentali solamente a una meschina distribuzione del potere.
Riteniamo ormai definitivamente superata l’idea che il centro sinistra tuteli gli interessi dei ceti più deboli e dei lavoratori: la scomparsa di un forte e connotato partito d’opposizione ha aumentato la miseria e la povertà per la nostra classe di riferimento, il proletariato, termine traducibile, oggi, in senso ampio a comprendere oltre agli operai, i disoccupati in genere, i precari e tutti i soggetti deboli del nostro sistema economico.
L’estensione dei diritti a tutte le categorie dei lavoratori e l’equa distribuzione della ricchezza sono il nostro orizzonte politico e sociale: il Comune deve fare la sua parte nella difesa degli interessi pubblici, che non può risolversi nell’ormai consueto ruolo di supina accettazione dei diktat provenienti da Governo e Regione. Tale difesa deve realizzarsi, inoltre, nella valorizzazione delle aziende pubbliche e dei loro dipendenti, nel rafforzamento del welfare, dell’educazione e della cultura.
Soprattutto dopo l’abolizione delle Province, i grandi Comuni devono assumere un ruolo guida e di supporto per quelli più piccoli, mettendo a disposizione il sapere, le forze e un forte modello aziendale pubblico; devono, insomma, diventare enti strumentali operanti su base regionale grazie a supporti legislativi messi in atto dalla Regione. L’unica risposta possibile è un “Comune metropolitano”, che raccolga una serie di competenze la cui portata giurisdizionale deve andare ben al di là della cinta cittadina: non si possono aspettare sette anni per l’emanazione di una legge sull’unificazione del trasporto pubblico locale e farlo sotto il diktat del Governo, ora la Regione si deve assumere gli oneri di questa legge e dovrà applicare la normativa che prevede la copertura del 65% dei costi delle aziende.
A questo proposito, l’ANCI dovrebbe aprire un confronto serrato con Governo e Regione per una maggiore trasferimento di risorse al trasporto pubblico e alla sanità. E’ inoltre irrinunciabile il ruolo degli enti locali quali erogatori di servizi e non di trasferimento di risorse dal pubblico al privato, come è avvenuto sino ad ora, purtroppo grazie a maggioranze di centro sinistra.
Il ruolo del consiglio comunale
Le riforme attuate dagli anni ‘90 hanno portato a un esagerato ridimensionamento del ruolo del consiglio comunale, relegandolo a un mero esercizio di dialettica e di scontro su posizioni preconcette. E’ invece necessario mettere in atto opportune forme di controllo, verifica e piena applicazione delle direttive che vengono adottate dal consiglio stesso. I consiglieri devono avere la possibilità di accedere ad atti, delibere e determinazioni dirigenziali in tempi brevissimi: non si può sostenere che gli atti delle aziende pubbliche (di proprietà del Comune) non sono discutibili. Occorre contrastare gli sprechi in tutti i settori di intervento della civica amministrazione, quindi anche delle aziende. Il bilancio comunale deve riflettere la volontà del consiglio, non può essere costruito dalla giunta e poi blindato. In questo modo si svilisce il ruolo del consigliere comunale.
Il funzionamento della macchina comunale
Si devono azzerare tutte le consulenze sviluppando e rendendo così prioritarie le capacità esistenti tra i dipendenti dell’ente. In questi anni il ruolo del pubblico
dipendente è stato massacrato sia dai “brunettiani” attacchi del centrodestra, sia da un centrosinistra sempre preoccupato a non scontentare nessuna parte sociale, sempre fermo a metà del guado, troppo vile per schierarsi espressamente in difesa dei lavoratori.
Da oltre quindici anni, inoltre, nel Comune di Genova l’incarico di assessore al personale viene affidato a un tecnico e non, come si dovrebbe, a un politico. Ciò si spiega con la volontà di affidare “il lavoro sporco” a un funzionario che non deve rispondere alla volontà popolare (un po’ come avviene con il Governo Monti - strumento degli interessi del grande capitale europeo - che sta derubando un intero Paese e la classe dei suoi lavoratori). Allo stesso modo, a livello locale, i dipendenti del Comune sono sistematicamente ignorati in qualunque riorganizzazione dei servizi; sono sottopagati quando non costretti ad una precarizzazione spinta. Si verifica, così, il caso diffuso per cui dipendenti nello stesso servizio e con uguali mansioni percepiscono salari diversi. In un clima di scontento generale si è preferito pagare profumatamente i dirigenti, pochi e soprattutto più disponibili a collaborare con il potere, con un aggravamento economico e a discapito della funzionalità della macchina comunale. E’ quindi necessario ridistribuire al meglio il monte salari a disposizione della civica amministrazione, semplicemente aumentando gli stipendi più bassi e abbassando quelli più alti.
E’ anche necessaria un’inversione di tendenza per la gestione della cultura: basta sprecare fondi con l’istituzione di Fondazioni basta con i musei diretti da soggetti terzi! Il Comune, per quanto di sua competenza, deve essere l’unico regista e l’unico gestore del patrimonio culturale e delle iniziative proposte ai cittadini.
Occorre rivedere completamente il ruolo dei Municipi, soprattutto in funzione della città metropolitana. È evidente che oggi non servono a nulla; non hanno poteri né risorse e spesso fungono da semplici esecutori, subendo senza discussione le scelte della giunta comunale. I Municipi sono ormai ridotti ad un trampolino di lancio per politici che aspirano ad incarichi maggiori o, peggio, sono l’ultimo rifugio per gli esclusi o per coloro che non si rassegnano ad abbandonare un ruolo istituzionale.
Le aziende pubbliche
Le aziende pubbliche sono patrimonio comune dell’ente, dei lavoratori e dei cittadini, e garantiscono un servizio universale, uguale per tutti. È questa l’ottica nella quale vanno valorizzate: è quindi necessario contrastare tutte le leggi che impongono la loro dismissione o la loro parziale collocazione sul mercato e rivedere, di concerto con la Regione, gli ambiti di intervento.
Naturalmente si deve lavorare per ridurre i costi, ma partendo dai privilegiati consigli di amministrazione, dove vanno collocate persone che sostengano la dimensione pubblica - e non privata - dei servizi comunali. Nei consigli devono essere accolti rappresentanti dei lavoratori e dei cittadini e, soprattutto, devono essere azzerati i compensi dei consiglieri.
I servizi vanno gestiti nell’ambito delle “aziende madre”: non deve funzionare la dinamica per cui aziende emanazione del Comune costituiscono ulteriori società di diritto privato. Ciò comporterebbe un sicuro risparmio per le finanze pubbliche.
Va abolita l’Authority dei Servizi, che comporta costi esagerati per il bilancio e non produce alcun miglioramento. Riteniamo che nel Comune esistano i requisiti necessari a costituire una struttura di controllo, che verifichi costantemente il rispetto del contratto di servizio e che prospetti ogni possibile miglioramento del servizio svolto. E’ anche fondamentale il costante monitoraggio dei servizi già esternalizzati, sia per quanto riguarda la soddisfazione del cittadino sia per tutelare i dipendenti che operano in queste aziende. Le aziende devono avere una gestione trasparente nell’assegnazione degli appalti e non di tipo “nepotistico”, come avviene di norma ora.
La gestione dell’acqua va scorporata da Iren e riportata sotto il controllo diretto del Comune, seguendo gli esempi di città europee molto più grandi di Genova, che hanno da tempo intrapreso questo percorso con risultati soddisfacenti anche in termini di risparmio economico.
In tema di viabilità e di trasporto pubblico
A tutela dell’ambiente, e in generale della vivibilità cittadina, diventa imprescindibile la necessità di far viaggiare la merce su rotaia.
Riteniamo che non sia possibile realizzare il progetto della gronda di ponente, sosteniamo invece che devono essere cantierizzati al più presto il nodo di San Benigno e la strada a mare nella zona di Cornigliano, il cui percorso deve essere prolungato fino a Multedo. Intendiamo impegnare Autostrade Spa a un confronto sulla tratta urbana della A10, della A7 e della A12, obbligandola a far sì che i denari già accantonati vengano messi a disposizione degli enti locali per interventi sulla mobilità cittadina, che si ripercuoterebbero positivamente sulla viabilità del nodo autostradale di Genova, visti i dati forniti dalla stessa Società Autostrade.
Il trasporto pubblico locale deve assumere un ruolo strategico per la città e per l’area metropolitana: in questo senso vanno potenziati i servizi, aumentando le linee e la velocità commerciale degli autobus. La metropolitana dovrà essere fruibile ai cittadini con orario pieno fino alle 24, soprattutto quando arriverà a servire anche la zona di Brignole.
In una realtà in crisi come quella del Comune di Genova non c'è assolutamente bisogno di aumentare il numero delle licenze dei taxi: è invece necessario trovare il modo di sfruttare le potenzialità di un servizio con risorse in esubero, integrandole a tutto vantaggio del trasporto pubblico.
Dove è una realtà operativa, quella del taxi collettivo deve essere rafforzata e pubblicizzata; questo trasporto deve essere un’alternativa valida per la mobilità urbana. Progettare altresì un sistema integrato di trasporto taxi in zone collinari non servite direttamente da mezzi AMT o - laddove il servizio sia presente - nelle fasce orarie di bassa frequenza con integrazioni su percorsi predeterminati da parte del Comune.
In quest’ambito sarà inevitabile coinvolgere i lavoratori, favorendo un confronto aperto sia ai lavoratori di Amt che ai taxisti.
È tra le questioni di massima emergenza il problema del traffico in Valbisagno: in attesa della tramvia si deve avere il coraggio di favorire il trasporto pubblico nella zona, eventualmente tramite cordolatura delle corsie riservate, “semafori intelligenti” e monitoraggio delle strisce gialle.
CSP-Partito comunista è per l’abolizione delle Aree Blu: i residenti potranno parcheggiare in zone a sosta riservata gratuita. Verranno inoltre potenziate e ampliate le isole pedonali.
Il lavoro
Come avviene nel resto del Paese, anche livello locale si verifica un massacro sociale e un attacco ai diritti del lavoro senza precedenti: le privatizzazioni, care tanto al centrodestra quanto al centrosinistra, sono portate avanti nell’esclusivo interesse degli appartenenti alla classe dei potenti speculatori finanziari e, più in generale, del capitale.
Nessuna area d’interesse industriale dovrà essere oggetto di varianti urbanistiche che la trasformino in residenziale o commerciale. Riteniamo indispensabile arrestare gli insediamenti commerciali della grande distribuzione che, a fronte del danno arrecato al tessuto sociale nella disgregazione del piccolo commercio, non ha comportato un rilevante incremento del livello occupazionale cittadino.
Il Comune deve diventare controparte e schierarsi apertamente con i lavoratori laddove gli imprenditori o le aziende pubbliche decidano la dismissione: non possono più essere concesse agevolazioni per insediamenti e, dopo pochi anni, vedere tutto questo vanificato da scelte biecamente capitaliste.
Dovranno essere evitate operazioni come quelle dell’ILVA di Cornigliano, dove l’accordo per la riconversione a freddo non è stato mai rispettato: il Comune dovrà essere garante del rispetto degli accordi di programma.
Il Comune dovrà fare in modo che nelle aziende appaltatrici dei servizi le condizioni di lavoro siano consone alla dignità dei lavoratori, favorendo quindi soggetti che non ricorrano allo sfruttamento del lavoro precario.
Infine gli autisti di Amt, poichè svolgono un lavoro usurante, devono essere equiparati agli autisti di trasporto pubblico degli altri Paesi europei, per quanto riguarda il raggiungimento dell’età pensionistica.
Il porto
Genova, per la sua storia e la sua natura intrinsecamente marittima, non può vivere il porto come realtà distinta da se stessa: questa è la grande colpa delle amministrazioni precedenti. La città e i suoi cittadini devono tornare a riaffacciarsi sul mare, a rivivere la propria vocazione portuale e a curare le proprie banchine come i cortili delle proprie case. Il porto deve rinascere insieme alla città.
Il Partito comunista, per questo motivo, deve intraprendere una scelta radicale: il superamento del sistema delle autorità portuali e il trasferimento delle competenze ai comuni, come avviene in molte città portuali dell’Europa settentrionale.
Tale scelta troverà molti ostacoli sia sul piano politico, dove agiscono potentissime lobbies, sia sul piano legislativo: sarà quindi indispensabile procedere a una forte alleanza di intenti tra lavoratori portuali e cittadini. In questo senso sarà indispensabile chiarire che, l’unico modo per rimborsare la popolazione genovese delle servitù che paga al porto in termini di traffico e inquinamento, sia la redistribuzione della ricchezza che un porto efficiente può comportare per la sua città, con il pagamento di un’imposta cittadina sulle merci in transito.
In questo modo si potrebbero finanziare i servizi del Comune, destinando il ricavato a coprire le spese dei servizi sociali e della sanità, dando respiro ad un welfare asfittico, sempre più colpito dai tagli di un Governo in mano agli speculatori finanziari internazionali.
Non vanno dimenticate, inoltre, le lotte che i lavoratori portuali stanno portando avanti da tempo: quella per un contratto unico dei lavoratori del porto, che porterebbe fine alla precarizzazione selvaggia sulle banchine, e quella per il riconoscimento dell’attività di questi lavoratori come “lavoro usurante”.
I servizi sociali
Il terzo settore sta vivendo un momento drammatico: i tagli del Governo, ai quali colpevolmente il centrosinistra non si oppone, comportano l'annullamento o la notevole riduzione di tutti i servizi per i cittadini (asili nido, servizi per disabili, servizi per le famiglie etc.) e un aumento esponenziale di disoccupati del settore, degli assistenti sociali e degli educatori che ora operano sul territorio. In questo quadro non rassicurante si inserisce il fatto che, rispetto alla media nazionale, la Liguria e Genova detengono il primato dei residenti anziani.
Noi comunisti riteniamo che il terzo settore e in particolare tutto ciò che riguarda le politiche sociali e socio-sanitarie siano bacini occupazionali importanti per questa città. Per questo motivo vogliamo una reale attuazione dell'integrazione socio-sanitaria, che equivale riunire le risorse di entrambi i settori in una più moderna e oculata forma di utilizzo dei fondi e delle competenze; chiediamo una completa riorganizzazione dei servizi, che parta dalla valorizzazione delle realtà presenti, nonché da una valutazione severa, a tutti i livelli, dei dirigenti che si occupano del terzo settore.
Occorre un più deciso e capillare utilizzo dell'ISEE, come strumento per graduare l'accesso alle prestazioni, nonchè una riduzione della durata e del numero dei ricoveri ospedalieri, troppo costosi, potenziando gli interventi che favoriscono il mantenimento a domicilio (dimissioni protette, assistenza domiciliare, cure domiciliari, aiuti alle famiglie).
I servizi alla persona
Rispetto ai diritti inalienabili del cittadino, collettivi e individuali, il Comune si porrà come valido interlocutore e sostenitore di class-action che i cittadini intenteranno nei confronti di aziende pubbliche o private che attuino politiche truffaldine o non applichino leggi nazionali, mantenendo condotte non trasparenti.
Verrà costituto il registro delle coppie di fatto, gestito da un ufficio alle dirette dipendenze del sindaco. Il Comune potrà, nell’ambito delle proprie competenze, garantire i diritti all’assegnazione delle case popolari, alla successione nel contratto di locazione, alla possibilità di scelte mediche, in caso di grave pericolo per la salute.
Il Comune dovrebbe occuparsi, inoltre, di ridisegnare i tempi della città, favorendo le esigenze delle famiglie, e delle donne, aprendo nuovi asili nido e attivando tutte le risorse possibili per soddisfare i bisogni logistici delle coppie che lavorano, anche attraverso il coinvolgimento di Anci, società civile e Regione.
In tema di sicurezza
Le competenze dei Comuni riguardo al problema sicurezza, che oggi viene vissuto solo come problema legato alla delinquenza, sono molto limitate. E’ infatti materia del ministero degli Interni e delle forze dell’ordine.
Il Comune però può fare la sua parte, rendendo il territorio urbano più sicuro, garantendo un’adeguata illuminazione, una costante manutenzione delle strade, dei marciapiedi e dei parchi, evitando così il degrado urbanistico che spesso è prodromo del degrado sociale e habitat preferenziale per ogni tipo di delinquenza.
CONCLUSIONI
Il voto ai comunisti non è solamente un voto dato a un programma di politica cittadina e locale, ma diventa l’espressione dell’esigenza di un cambiamento radicale della società e delle sue regole, per troppo tempo dettate dalla volontà di sfruttamento di pochi e potenti sulla moltitudine sfruttata e colpita da misure inique.
Ci rivolgiamo ai cittadini, ai lavoratori, chiedendo loro di schierarsi, perché non è più possibile né degno rimanere indifferenti allo sfruttamento che il potere – dal Parlamento europeo, al Governo italiano fino ad arrivare alle giunte locali – mette in atto ai danni delle masse.
Ci rivolgiamo ai giovani, esortandoli a non soffocare i propri talenti nella piatta quotidianità, ma a ritrovare nei principi di eguaglianza sociale la voglia di cambiare il futuro.
Ci rivolgiamo a coloro che hanno perso la voglia e la fiducia, ricordando loro le parole di Giacomo Ulivi, partigiano diciannovenne fucilato dai fascisti sulla piazza di Modena: “Non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere”.
Da comunisti chiediamo un voto a favore e non un voto contro: per troppi anni il popolo di una sinistra smarrita è stato accecato da un antiberlusconismo di facciata, privo di contenuti. Caduto Berlusconi è giunta l’ora di chiedere una svolta che ponga rimedio alle storture che la politica liberista, avvallata nei fatti anche dal centrosinistra, ha causato alla nostra società.

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Perché ti chiediamo di votare un sindaco comunista?
Perché vogliamo un’amministrazione che sappia dialogare con i cittadini, sia attenta ai temi del lavoro, del welfare e non sprechi risorse pubbliche per realizzare opere delle quali non si sente la necessità. Un’amministrazione che non venda i gioielli di famiglia per sopravvivere, salvo poi sprecare fiumi di denaro pubblico per pagare inutili consulenze.
Dai il tuo voto a Roberto Delogu
“Mai come oggi in Italia e nel mondo, si avverte la necessità di applicare le idee marxiste -leniniste, mai come oggi si sente il bisogno di veder realizzato ciò che Gramsci ha scritto quasi 100 anni fa.
Non esiste più la differenza tra sinistra e destra intesa come governo del potere, basti pensare alla maggioranza che sostiene il governo Monti: oggi più che mai governano i poteri forti, i padroni, le banche. Penso che non sia più possibile allearsi con questo centro-sinistra: coloro che si schierano contro l’Alta Velocità, contro la Gronda, in difesa delle conquiste dei lavoratori, poi si alleano con chi in Parlamento ha votato – o si appresta a votare - a favore di queste grandi opere inutili e contro la tutela della classe lavoratrice. Ecco, noi comunisti crediamo che questo tempo sia finito. Non è più possibile votare in sede comunale pratiche che non si condividono, e poi scaricare le colpe su Governo e Regione.
I Comuni hanno il preciso dovere di tutelare i cittadini. Basta con i tagli al trasporto pubblico e ai servizi sociali! Addirittura è stato dismesso l’Istituto Brignole, l’ultimo baluardo di residenza assistenziale per anziani…..Il Comune deve imporsi con la Regione, affinché gli appartamenti pubblici di Arte siano messi a disposizione degli sfrattati e non tenuti liberi per essere messi all’asta.
Solo in zona Valbisagno, ci sono centinaia di appartamenti vuoti…
Occorre tagliare tutte le inutili consulenze: per far funzionare al meglio la macchina comunale è necessario utilizzare le risorse interne, in questo modo si valorizzano le professionalità (spesso di tutto rispetto) dei lavoratori pubblici.
Anche dell’ Authority per i servizi pubblici non sentiamo il bisogno. E’ una struttura inutile e costosa, come è inutile la figura del direttore generale del Comune (a circa 200 mila euro annui) che non porta alcun beneficio ai cittadini, ma serve solo per aumentare gli stipendi dei dirigenti comunali”.
Curriculum di Roberto Delogu
E’ nato a Genova il 9 luglio 1957, ha frequentato l’Istituto Superiore con indirizzo Chimico.
E’ separato, ha un figlio diciottenne, Pietro.
Nel 1976 è assunto dal Comune di Genova in qualità di operatore ecologico e, nel 1979, è distaccato nel consiglio di ente (consiglio di fabbrica) in rappresentanza della CGIL.
Nel 1982 rientra in produzione perché, dopo la svolta dell’EUR voluta da Lama e dai vertici del PCI, non si riconosce più nella linea del sindacato che, inesorabilmente, si allontana dai lavoratori.
Nel 1984 inizia un percorso, insieme ai compagni di lavoro, per arrivare alla costituzione dell’Azienda Municipalizzata di Igiene Urbana, che assorbirà i lavoratori del settore. In Amiu, entra con la qualifica di operaio e in seguito, dopo aver superato una serie di concorsi interni, diventa responsabile di unità territoriale e poi di area.
Dal 2004 è responsabile dei servizi integrativi con il Comune di Genova.
Dal 1973 iscritto al PCI, nel 1988 abbandona il partito a causa della svolta “socialdemocratica” che ha portato alla Bolognina e agli attuali disastri. Aderisce a Rifondazione Comunista nel 1995 e, nel dicembre 1996, è eletto consigliere comunale (1° mandato del sindaco Giuseppe Pericu). Nel 1999 diventa capogruppo e lo rimane fino al 2003 quando, a seguito dello “scisma genovese”, esce da Rifondazione Comunista (l’allora gruppo dirigente cercava visibilità ma non perseguiva una chiara linea politica, basti pensare che i vertici, nazionali e locali, sono poi confluiti in SEL).
Nel 2004 aderisce al PdCI, convinto che lo slogan dell’unità dei comunisti sia una realtà sulla quale lavorare. Dopo l’annunciata sconfitta dell’Arcobaleno, nel 2008 diventa segretario provinciale del Pdci. Guida la maggioranza del partito che, dopo una lotta interna, nel 2009 decide di traghettare la Federazione genovese del Pdci verso CSP-Partito Comunista, l’organizzazione politica fondata da Marco Rizzo, della quale Delogu diventa segretario regionale per la Liguria, dopo il congresso costitutivo del partito (ottobre 2010).
ELEZIONI AMMINISTRATIVE, GENOVA 6/7 MAGGIO 2012
CANDIDATO SINDACO: ROBERTO DELOGU
CANDIDATI AL CONSIGLIO COMUNALE (LISTA PARTITO COMUNISTA):
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COGNOME, NOME E PROFESSIONE |
LUOGO E DATA DI NASCITA |
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1) Pichetto Danilo Autista AMT |
Genova 17/03/1966 |
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2) Abu El Hija Talal Impiegato |
Nazareth (Israele) 21/12/1971 |
|
3) Brendani Alessandra Operaia part time |
Genova 22/09/1964 |
|
4) Busticco Sandra Disoccupata |
Torino 10/09/1965 |
|
5) Fontana Adriano Musicista |
Genova 04/04/1968 |
|
6) Fasce Stefano Artigiano |
Genova 23/03/1976 |
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7) Guano Danila Esercente |
Genova 22/05/1943 |
|
8) Guerrieri Sergio Pensionato |
Genova 14/03/1931 |
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9) Magnani Debora Infermiera professionale |
La Spezia 30/06/1969 |
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10) Mazzi Lorenzo Educatore |
La Spezia 08/02/1984 |
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11) Merialdo Andrea Studente |
Genova 12/09/1986 |
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12) Mirabelli Badenier Gino Operaio Aster |
Valparaiso (Cile) 14/10/1958 |
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13) Ottonello Gabriella Disoccupata |
Masone ( Genova) 18/02/1963 |
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14) Parati Maria Angelica Impiegata |
Roma 05/06/1964 |
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15) Pareschi Elisa Disoccupata |
Genova 05/05/1982 |
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16) Pareschi Sergio Pensionato |
Genova 21/12/1955 |
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17) Ricci Guido Impresario |
Genova 22/04/1960 |
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18) Rossi Daniel Studente |
Genova 28/12/1987 |
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19) Siciliano Nicodemo Impiegato Amiu |
Genova 23/12/1960 |
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20) Smeraldo Mauro Tassista |
Genova 27/12/1964 |
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21) Traverso Ermido Mario Pensionato |
Brescia 10/07/1937 |
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22) Trovato Claudio Esercente |
Genova 19/07/1982 |
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23) Venturini Marilena Insegnante precaria |
Genova 11/02/1978 |
|
24) Viola Andrea Impiegato part-time |
Genova 28/10/1985 |
|
25) Vernier Cristian Studente |
San Remo (Imperia) 23/12/1977 |
|
26) Herbst Alessandra Operaia |
Genova 16/05/1973 |
|
27) Rebagliati Davide Operaio |
Savona 14/11/1988 |